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Categoria: zaino tecnico roll-top da alpinismo/hiking

Tessuti e componenti: x-pac, componenti in alluminio, fettucce e cintura in poliestere

Taglia: 30-35 litri, taglia unica con regolazione dell'altezza della cintura

Tasche e dettagli: proposto con o senza tasche laterali esterne in rete. Cintura sganciabile. Tasche della cintura estraibili per maggiore indossabilità con l'imbrago.

Resistenza all’acqua: buona protezione da umidità e pioggia leggera, ma lo zaino non va considerato completamente impermeabile. In caso di pioggia intensa si consiglia l’utilizzo di sacche impermeabili interne o copertura antipioggia.

Peso: da 530 grammi (senza cintura) a 760 grammi (completo)

Produzione: produzione artigianale in Trentino, Made in Italy

Utilizzo: alpinismo tecnico su roccia e neve/ghiaccio, hiking, uscite leggere e "veloci" (ma sappiamo benissimo che l'unica cosa veloce in montagna è l'arrivo del temporale)

Sicurezza: dispositivo Recco su spallaccio sinistro (N.B.: leggere istruzioni cucite sull'etichetta all'interno dello zaino)

Disponibilità: lo zaino è prodotto artigianalmente. Qualora non fosse disponibile online è possibile ordinarlo inviandoci una mail. Vi daremo i tempi di realizzazione e se lo desideriate, e se possibile, la fattibilità di qualche personalizzazione.

Non è uno zaino da vetrina.
È uno zaino da caricare, stringere, sporcare.

Nasce per stare addosso quando il fiato si accorcia, il meteo cambia idea e la via smette di essere gentile. Tiene quello che serve. Lascia fuori il superfluo. Segue la schiena, il passo, la fatica.

Non promette leggerezza spirituale.
Promette di non mollare prima di te.


Manutenzione:

Pulizia ordinaria: rimuovere polvere, terra e residui secchi con una spazzola morbida o un panno asciutto.

Lavaggio: pulire a mano con acqua tiepida e sapone neutro, usando una spugna morbida o un panno non abrasivo.

Asciugatura: lasciare asciugare all’aria, in un luogo ventilato, lontano da fonti dirette di calore.

Da evitare: non lavare in lavatrice, non usare asciugatrice, non stirare, non usare candeggina, solventi, sgrassatori aggressivi o prodotti chimici, non lasciare in ammollo a lungo.

Dopo l’uso: dopo uscite con fango, sudore, molta polvere o pioggia, si consiglia una pulizia leggera per preservare tessuti, zip, fibbie e cuciture.


Partirono all’alba, quando la valle era ancora bassa e le case sembravano trattenere il fiato.

Erano in tre, almeno all’inizio. Uno portava la mappa, uno il coltello, uno lo zaino. Nessuno portava una buona ragione per salire così presto, ma nelle storie importanti le buone ragioni arrivano sempre dopo, quando ormai è troppo tardi per tornare indietro.

Il sentiero cominciava dietro l’ultimo maso, passava tra larici storti e pietre fredde, poi spariva in un canalone dove anche le capre sembravano aver cambiato idea. Sulla carta era segnato con una linea sottile. Nella realtà pareva una ferita lasciata aperta nella montagna.

A metà salita trovarono una fontana senza acqua.

Sul bordo c’era inciso un nome che nessuno riuscì a leggere. Il primo disse che era latino. Il secondo disse che era tedesco. Il terzo, quello con lo zaino, preferì non dire niente: aveva visto che le lettere si muovevano piano, come vermi sotto la corteccia.

Continuarono.

Più salivano, più il paesaggio perdeva familiarità. I pini diventavano bassi, poi neri, poi assenti. Le rocce prendevano forme di animali addormentati. Il vento non soffiava: passava di lato, come qualcuno che non vuole farsi riconoscere.

Quando arrivarono al passo, il sole era già alto ma non scaldava.

Lì trovarono tredici ometti di pietra disposti in cerchio. Al centro, una lastra piatta. Sulla lastra, una ciotola di ferro piena di neve fresca, anche se era agosto.

Il primo rise.
Il secondo bestemmiò.
Il terzo aprì lo zaino.

Dentro aveva pane, una giacca, una corda, due mele, una maglia asciutta e una pietra raccolta alla partenza senza sapere perché. La mise nella ciotola.

La neve si sciolse di colpo.

Dal fondo della valle salì un rumore enorme, come di mandrie invisibili, tamburi rotti e vecchie porte sbattute dal vento. Le cime intorno si spostarono di un passo. Non tanto da cadere. Abbastanza da far capire che, fino a quel momento, erano rimaste ferme solo per educazione.

Quando il rumore cessò, erano di nuovo in tre.

Ma nessuno ricordava più chi fosse arrivato con la mappa.

Discesero senza parlare, seguendo un sentiero che prima non c’era. A valle, il paese era uguale. Le case, uguali. La fontana, asciutta. Il bar, aperto.

Chiesero com’era andata.

Uno disse: “Lunga.”
Uno disse: “Bella.”
Quello con lo zaino non rispose.

Lo appoggiò a terra, davanti alla porta, e per un istante sembrò che dentro qualcosa respirasse ancora.

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