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RACCONTI RITROVATI

LA RISPOSTA

L’Ottavo non portava mai una carta. Diceva che in montagna bastava contare gli echi. Una sera salì verso il Lagorai mentre il tempo chiudeva ogni passaggio. A ogni suo richiamo, la parete rispondeva una volta in più. Quando arrivò all’ottava risposta, smise di chiamare e proseguì nella nebbia. Tornò tre giorni dopo, dalla parte opposta della valle. Aveva lo zaino coperto di brina e una pietra di porfido che nessuno riconobbe. Gli chiesero dove fosse stato.
«Dove il sentiero continua anche quando finisce.»
Da allora, nelle giornate di nebbia, qualcuno sostiene di udire otto passi dietro di sé.
Voltandosi, però, ne trova soltanto sette.

La forcella che non c'era

Il Quindicesimo aveva l’abitudine di spostare gli ometti. Non abbastanza da far perdere la strada. Solo quanto bastava perché indicassero un passaggio che sulle mappe non compariva. Per anni nessuno capì dove conducesse. Poi, dopo una grande nevicata, un uomo seguì uno di quegli ometti e tornò a valle prima del temporale. Disse di aver attraversato una forcella che non aveva mai visto, benché conoscesse quelle montagne da sempre.
Il giorno seguente cercarono il passaggio. Trovarono soltanto rocce, neve intatta e un piccolo teschio d’aquila inciso nel porfido.
Il Quindicesimo non spiegò mai nulla. Si limitò a rimettere l’ometto al suo posto. O forse a spostarlo di nuovo.

...e mai verificati

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