TERRENO D'ORIGINE

Prima che qualcuno decidesse di chiamarle per nome, queste erano soltanto montagne. Non avevano bisogno di essere fotografate, raccontate o trasformate in una destinazione. Restavano ferme dove sono sempre state, a guardare passare le stagioni con l'indifferenza di chi sa che sopravviverà a tutte le mode e a quasi tutte le idee.

Noi siamo cresciuti qui, in mezzo a una geografia che non ha mai avuto particolare interesse per il comfort. Il porfido sotto le scarpe, la dolomia all'orizzonte, il vento che arriva da qualche valle lontana e cambia i programmi senza sentire il bisogno di scusarsi. Da queste parti si impara presto che le cose hanno un peso, che la pioggia non legge le previsioni e che una cima osservata da lontano possiede quasi sempre il cattivo gusto di rivelarsi più distante del previsto.

Forse è per questo che diffidiamo degli oggetti che promettono troppo e ci affezioniamo a quelli che semplicemente fanno il loro lavoro. Quelli che scompaiono durante l'uso e ricompaiono soltanto alla fine della giornata, coperti di polvere, di pioggia o di qualche storia che non vale la pena raccontare per intero.

Se c'è un'origine, probabilmente è questa. Non un'idea imprenditoriale, non un business plan e nemmeno un momento preciso. Piuttosto una lunga esposizione alle montagne, al meteo e a una quantità irragionevole di vie. Come certe rocce modellate dal ghiaccio per migliaia di anni, abbiamo finito per assomigliare ai luoghi che abbiamo attraversato.

Cose in cui crediamo

  • Nessuno ha mai visto uno zaino andare da qualche parte da solo. Eppure alcuni sembrano aver vissuto più dei loro proprietari.

  • I sentieri non vanno da nessuna parte. Sono già dove vogliono essere.

  • Le mappe commettono meno errori delle persone, ma si divertono meno.

  • Ogni valle possiede almeno una montagna che osserva gli abitanti e aspetta che qualcuno ceda alla tentazione.

  • Una passeggiata di un’ora è una delle unità di misura meno affidabili mai inventate.

  • Il meteo ha sempre diritto all’ultima parola.

  • Esistono persone capaci di attraversare una montagna senza fermarsi a guardare il panorama. Non le comprendiamo, ma rispettiamo il loro diritto di esistere.

  • Molte grandi idee sono nate seduti su una pietra. Molte pessime idee pure.

  • Il porfido è rimasto qui per milioni di anni e non sembra particolarmente impressionato dalle nostre scadenze.

  • Alcuni luoghi non migliorano la vita, ti ricordano semplicemente come usarla.

Ogni tanto qualcuno nasce in una valle piena di porfido, cresce guardando montagne all’orizzonte e commette l’errore di avvicinarsi per vedere meglio.

Di solito è così che comincia.

All’inizio si tratta di passeggiate. Poi arrivano gli zaini e la cattiva idea di voler vedere cosa c’è più in alto. Arrivano le pareti, i canali, le forcelle e quelle linee improbabili che qualcuno, molto tempo prima, ha avuto l’audacia di chiamare “vie”.

Passano gli anni e accade qualcosa di difficile da spiegare. Le montagne restano identiche a sé stesse, mentre le persone cominciano lentamente a cambiare forma. Non all’esterno. Da qualche altra parte.

A quel punto il danno è fatto, e non resta che continuare a salire.

RACCONTI RITROVATI

IL CIPPO

Il quinto dei 33 arrivò al confine tra due antichi comuni. Sul cippo qualcuno aveva inciso una data: 1798. Si sedette lì accanto per mangiare. Quando ripartì, la data era diventata illeggibile. "Meglio così", disse. "I confini cambiano troppo spesso."

L’ultima lunghezza

Il diciottesimo dei 33 arrivò sotto l'ultimo tiro quando il sole era già dietro la cresta. Poteva scendere. Scelse di aspettare il mattino. "Le montagne", disse preparando il bivacco, "non si offendono se torni domani."

...e mai verificati

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